Il radiodramma

28 dicembre 2009

Work in progress

pagina a cura di Sara Sartori

Radiodramma è un termine ormai poco usato, a dire il vero è quasi scomparso dal “vocabolario” dell’intrattenimento e della cultura radiofonica. Nell’epoca della televisione, dei reality show e delle fiction che acquistano sempre maggiori fette di pubblicità e di pubblico, sia la radio culturale sia il suo genere forse più rappresentativo e di maggior impatto, non hanno perso molta della forza comunicativa degli esordi.

Per parlare del radiodramma, non è possibile ignorare alcuni altri generi radiofonici che, con le loro innovazioni tecniche, di linguaggio e sperimentazione hanno contribuito alla nascita, crescita e sviluppo della forma radiodrammatica.

Il radioteatro, è in assoluto il genere che più di tutti ha influito sulla nascita del radiodramma. Ma tra i due c’è una differenza rilevante: per radio teatro o teatro radiofonico si intende quel genere che parte dalla riduzione e dall’adattamento dei testi teatrali secondo le specificità del medium radiofonico, mentre il radiodramma “è un genere di fiction radiofonica in cui la voce degli attori, la musica e gli effetti sonori costruiscono un intreccio narrativo originale.” Il così detto originale radiofonico. Grazie al teatro trasmesso per radio (ovvero la diretta degli spettacoli dai teatri) prima, e al radioteatro (ovvero la rielaborazione del testo teatrale per il mezzo radiofonico) poi, il teatro d’autore – dal teatro dell’assurdo a quello realista – si è diffuso tra la popolazione raggiungendo anche gli strati sociali più umili.


Il linguaggio del radiodramma ha iunvece colto tantissimo da suonomontaggio, una tecnica ideata da Livio Castiglione e Renato Castellani, due autori milanesi che basavano il racconto sugli aspetti sonori del dramma, un vero e proprio “racconto sonoro”. Ma il radiodramma è anche testo e a questo proposito lo sviluppo fondamentale per la relazione suono – musica – testo è stata data da una rivista musicale degli anni ‘30 curata da Angelo Nizza e Riccardo Morbelli dal titolo I quattro moschettieri. Uno degli sceneggiati radiofonici più famosi nella storia della radio è però La guerra dei due mondi del 1938 in cui Orson Welles simula lo sbarco degli extraterrestri seminando il panico in milioni di ascoltatori.


Tuttavia il primo originale radiofonico trasmesso dalla Rai fu una radiofarsa del 1929 intitolata: L’anello di Teodosio di Luigi Chiarelli . Poiché Inghilterra, Francia e Germania avevano una florida tradizione radiodrammatica, le loro produzioni influenzeranno anche quella italiana. Qui la storia del radiodramma ha caratteristiche specifiche a seconda dei periodi storici attraversati dalla radiofonia nostrana. Dalla nascita del primo ente radiofonico italiano, l’URI, e la sua sostituzione con l’EIAR; passando per il periodo del regime fascista con i capolavori del radiodramma italiano di Ettore Giannini. Successivamente, con la fine della Seconda Guerra Mondiale, la caduta del Fascismo e la nascita della RAI si intravedono a pieno le potenzialità del genere  e infatti nasce il Premio Internazionale per arte radiodrammatica Prix Italia e il Terzo Programma (oggi RadioRai3), il cui palinsesto è dedito alla diffusione culturale. Infine la riforma RAI del 1975, con la quale la radio perderà pubblico, finanziamenti ed importanza a discapito del nuovo mezzo. Questo periodo segnerà anche un forte calo di produzioni radiodrammatiche e di sperimentazioni.


Caratteristiche del radiodramma in breve:

- soggetto tratto da opera edita oppure scritto appositamente per il medium: l’originale radiofonico.

- protagonisti dello sceneggiato sono uno o più attori che recitano ruoli specifici come a teatro o al cinema.

- utilizzo della musica come “sipario” tra una scena e l’altra, oppure come accompagnamento di sottofondo delle voci degli attori per enfatizzare monologhi e dialoghi.

- montaggio sonoro di rumori di contorno o come si dice d’ambiente per restituire all’ascoltatore la dimensione reale dell’accadimento dei fatti.

- nel caso i rumori non possano servire, il testo deve contenere tutto ciò che lo spettatore non può vedere.

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