La scrittura radiofonica
Work in progress
pagina a cura di Sara Sartori
Quando scriviamo per la radio, la prima tappa consiste a disfarsi degli automatismi letterari acquisiti con la lettura e la scrittura, per ritrovare il registro dell’oralità.
Bisogna imparare a scrivere come si parla.
Utilizzare il registro dell’oralità, facilita la dizione dei testi letti in onda. In effetti la nostra bocca è più abituata a dire che a leggere. Un testo scritto per essere detto, sarà molto più semplice da pronunciare che un testo con una sintassi letteraria. Scrivere come si parla non significa però utilizzare il linguaggio di strada. Il rispetto per chi vi ascolta e per la lingua che usata fa sì che malgrado tutto dobbiate usare qualche forma.
Poche regole per scrivere come si parla:
- un vocabolario semplice ma preciso
- frasi corte, più la frase è lunga più rischiate di imbrogliarvi
- attenzione alle frasi complesse e alle subordinate, ai superlativi e alle ridondanze
- utilizzate il presente, l’imperfetto o il futuro
- mettete dei punti. Servono per strutturare il racconto e per prendere fiato
Tenete a mente la regola delle tre C: corto, conciso, concreto!
Come strutturare un pezzo
Il modello della scrittura giornalistica è la “piramide al rovescio”.
Il vostro pezzo deve iniziare con l’informazione più importante: Chi? Cosa? Quando?
Poi dovrete contestualizzare la scena: Dove?
Inoltre potete inserire qualche elemento di documentazione anche degli stralci audio, brevi interviste ecc..
Una volta che avete strutturato il vostro pezzo dovete farlo “vivere” dargli una “spinta” in modo da catturare l’attenzione del vostro ascoltatore. Curate particolarmente l’inizio del vostro pezzo, l’”attacco” senza per questo trascurare il corpo. L’importante è che l’informazione venga trasmessa in ordine logico.
Meglio fare pezzi brevi e diversi che affrontino aspetti di un’unica situazione piuttosto che voler dire tutto in 1′30”.














